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Fashion stylist reloaded. Quando ibridazione e liquidità riflettono una generazione

  • IEDentity
  • "In-disciplina"
  • Numero 02 - 11 Aprile 2018
Davide Alesina Maietti - Alberico Guerzoni
  • Davide Alesina Maietti - Alberico Guerzoni

Negli ultimi anni il corso di Fashion Stylist di IED Moda Milano ha subito un’evoluzione che riflette bene la tendenza alla liquidità e alla fluidità in atto nell’insegnamento e nell’apprendimento: fondere ciò che è separato, avvicinare ciò che è lontano, miscelare tutti gli ingredienti a disposizione. Un processo naturale per le ultime generazioni, che non richiede particolari sforzi.

La riflessione sul sapere ha raccontato con diverse sfumature di significato un’attitudine innata nell’uomo e che si fa urgente laddove l’essere umano si trovi alle prese con il più antico e oneroso compito che gli sia stato affidato, cioè la comprensione di ciò che lo circonda, sia esso un mondo visibile o invisibile. Questa attitudine, potremmo dire inquietudine, si manifesta fin dalla notte dei tempi come una pulsione istintiva a cogliere scambi, osmosi, prossimità tra diverse forme di sapere e a travalicare quindi i confini tra le cosiddette “discipline”, che pure ci hanno aiutato a imbrigliare il caos nel quale da sempre ci sentiamo immersi, conferendogli un ordine, o presunto tale. Le sequenze ordinate e i capitoli in successione ci lasciano però insoddisfatti: a volte, per comprendere il flusso del reale, è meglio lasciarci andare e attraversare senza filtri campi del sapere tra loro lontani, diventando spettatori (meglio se consapevoli) di questo magico dialogo tra cose, pensieri, teorie e pratiche di universi che sembrano liquefarsi l’uno nell’altro.

Marta Modena, Nicola Baratto e Fanny Muggiani, Emperor´s New Clothes

 

Nella storia sono molti coloro che hanno coltivato una nuova visione, che hanno fatto dell’istinto a superare limiti e generi del sapere una volontà precisa, e ovviamente si tratta di personalità eclettiche, dagli spiccati tratti di genialità. A volte questa inquietudine si palesa più sommessamente, pur restando evidente; oggi è lo stesso ambiente – culturale, sociale – che ci chiede di essere “liquidi” e più intellettualmente sinuosi. In questo senso millennial e generazione Z hanno introiettato spontaneamente la lezione e hanno iscritto nel loro DNA intellettuale il bisogno di abbattere i limiti e di travalicare ogni classificazione del sapere: nessuno più di loro sembra possedere questo approccio al reale come elemento liquido che coinvolge anche il corpo, oltre che la mente. Un mondo veloce dove tutto dialoga (e deve dialogare) con tutto; per ritagliarci uno spazio in questo flusso dobbiamo essere, appunto, liquidi. Fondere ciò che è separato, avvicinare ciò che è lontano, miscelare tutti gli ingredienti a disposizione. La cosa sorprendente è che per le ultime generazioni questo processo è naturale e non richiede sforzi. Un caso in questo senso esemplificativo riguarda il corso di Fashion Stylist e la sua evoluzione nell’arco di questi ultimi anni così come abbiamo potuto osservarlo presso IED Moda a Milano.

Giangi Giordano, L´ingenua

Lo stylist, come tradizionalmente inteso nella suddivisione del sapere e delle discipline, non esiste più. Oggi esiste una figura ibrida – fluida – dalla spiccata vocazione plurisemantica, capace di mescolare segni e narrare storie mediante l’utilizzo di codici estetici altrettanto liquidi e instabili. Il percorso disciplinare di IED Moda Milano, al di là di ogni struttura formale e del palinsesto delle discipline, ha saputo intercettare le necessità del contemporaneo per creare un racconto inaspettato. La visione progettuale del percorso formativo si consolida attraverso il dialogo con la nuova generazione per la definizione di sé, di un’identità fluida e di un paradigma che si impongano non solo agli addetti di settore, ma anche al grande pubblico, “uscendo” dalla scuola, attraversando le discipline e mescolando scenari, conoscenze, informazioni, suggestioni, immagini, riferimenti. Il risultato non è la semplice somma delle parti. Cinema, teatro, performing arts, fotografia e video, fashion film, arte sono solo alcuni dei campi che gli studenti hanno voluto – e saputo – affrontare ed esplorare da subito, offrendoci una declinazione estesa e pervasiva dello “stile” (e del concetto di “moda”) originale, molto al di là dell’abito e oltre limiti e generi del sapere. Qualcosa ha spontaneamente sorpassato e riscritto il percorso di studi, le sue definizioni e i suoi obiettivi: noi formatori abbiamo ascoltato il messaggio e lo abbiamo metabolizzato.

Qualche esempio all’interno della comunità IED?

 

Leonardo Bertelli, DesperateButNotSerious

Giangi Giordano è un affermato visual e fashion consultant per Luca Guadagnino. Chiamami col tuo nome, ultimo film del regista, mostra un raffinato senso estetico elaborato grazie all’apporto del nostro ex studente, che ha creato una scenografia basata non solo sulla  sapienza di uno stylist convenzionale, ma sulle ricerche di un nuovo professionista forte di una profonda e immaginifica cultura storica, e intriso di un metodo ibrido, che sa miscelare mondi lontanissimi e va oltre il gioco delle competenze.

Giulia Achenza, oggi tra i più affermati ideatori e progettisti di fashion film, ha saputo forse più di altri interpretare la fluidità della moda contemporanea e delle conoscenze che essa richiede, travalicando generi e limiti, fondendo più ruoli in uno solo e tracciando un diverso confine della professione di fashion stylist.

Benedikt Sittler, assistant to creative direction per Vivienne Westwood, impegnato nella costruzione della collezione del marchio, ha saputo intercettare ed esplorare una “zona grigia”, di confine, tra il design puro e la sua rappresentazione visiva.

Claudia Cassina, Not a girl, not yet Woman

Claudia Cassina e Leonardo Bertelli, fondatori del negozio di Hollywood Desperate But Not Serious, conosciuto (e riconosciuto) per la sua cultura visiva e per la ricerca di nuovi brand del Made in Italy, hanno messo il loro sapere fluido e ibrido al servizio di un’idea imprenditoriale altrettanto eclettica, che rifiuta ogni etichetta e smonta pezzo per pezzo tutti gli stereotipi legati alla moda.

Fanny Muggiani Piccioli e Francesco Arena Chartroux, fondatori del magazine cartaceo indipendente Loom-est magazine che si innesta come unicum di genere, mutuato direttamente dall’evoluzione di un trend book e della sua metodologia appresa nei banchi di IED Moda Milano, hanno aperto una strada editoriale del tutto nuova, che si colloca all’incrocio di saperi e ruoli.

Serena Andreani collabora stabilmente con il carcere di Bollate per la progettazione e produzione di spettacoli teatrali che coinvolgono i detenuti. Il suo lavoro si estende dalla scelta dell’atmosfera stilistica e visiva che ogni spettacolo deve avere alla concretizzazione nella messa in scena.

La cosa più sorprendente che accomuna questi esempi, a cui potremmo aggiungerne molti altri, è il fatto che la fusione di conoscenze, ruoli e definizioni, istintiva negli studenti, è diventata un progetto consapevole, fondato sulla cancellazione di ogni limite tra discipline e competenze, e si è infine trasformata in una professione che in molti casi resta inclassificabile. Non c’è ancora una parola che renda giustizia alla fluidità di questi percorsi, sintomo di una realtà che è altrettanto ibrida.

Autori: Davide Alesina Maietti e Alberico Guerzoni