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Il velo tra storia, paradossi e mode - L’intervista all’esperta

  • IEDentity
  • "In-disciplina"
  • Numero 02 - 11 Aprile 2018
Marcello Proietto
  • Marcello Proietto

IED Moda Milano ha di recente ospitato - su invito del docente Marcello Proietto - Maria Giuseppina Muzzarelli, professoressa di Storia medievale del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna e di Storia del costume e della moda presso il corso di laurea in Culture e tecniche del costume e della moda, nella sede di Rimini della stessa università. Oggetto dell’intervento un tema suggestivo: il velo.

Perché, tra i molti oggetti iconici del costume e della moda, ha scelto di dedicare un libro al velo?

Soprattutto per ragionare intorno al tema della copertura della testa richiesta alle donne. Mi interessava richiamare il fatto che non si tratta di un attributo della cultura musulmana, ma che appartiene alla tradizione mediterranea. Il velo è una cosa inanimata che continua a destare reazioni animatissime e la sua storia è piena di paradossi: dovrebbe coprire, ma per definizione non copre, gli si attribuiscono significati di modestia, ma finisce con attrarre gli sguardi e invitare a scoprire cosa c’è sotto. Inoltre, in passato la produzione e il commercio di veli ha procurato fama e ricchezza a molte donne contribuendo, paradossalmente appunto, a renderle visibili. Più in generale, la copertura del capo che doveva nasconderle ha invece attratto sguardi: un effetto che si può considerare come una sorta di resilienza, praticata dalle donne che, indossando veli preziosi o copricapi vistosi, hanno in realtà vanificato almeno in parte gli esiti attesi.

Il velo, oltre a essere un segno di distinzione e modestia, è stato pure un elemento di seduzione?

Veli che lasciano intravedere, estrose cuffiette o vistosi copricapi hanno esercitato seduzione. Ancora nel Novecento la veletta era simbolo di maliziosa copertura che non copriva ma seduceva. Ma ci sono veli e veli: la storia di questo oggetto è fatta di tante storie e anche nell’Occidente medievale e moderno risultano velature totali. Oggi in Occidente la copertura del capo è in disuso e nella galassia del musulmanesimo si registrano forme diverse di copertura del capo che vanno da aggraziati foulard a mortificanti coperture totali. Uno dei tanti paradossi insiti in questo oggetto consiste nel fatto che nel mondo islamico, che ha lottato contro le immagini, la donna con lo hijab è diventata un’icona, un’immagine potente.

 

Il velo appartiene solo alla tradizione femminile o ha coinvolto anche l’universo maschile?

La copertura del capo è stata un fenomeno generalizzato nel periodo medievale e moderno: donne e uomini stavano sempre o quasi a capo coperto. Il velo maschile, presente nel mondo antico e in ambiente romano, era segno di lutto. Nei secoli successivi sulla testa degli uomini sono comparsi i più svariati e anche stravaganti copricapi, indossati sia fuori di casa sia negli ambienti domestici, ma non esisteva una teorizzazione relativa all’obbligo della copertura, come per le donne. Queste ultime erano tenute a stare a capo coperto come forma di modestia e di sudditanza.

 

Che ruolo ha il velo nella moda contemporanea?

Il velo è presente da tempo nella moda come oggetto prezioso e seducente, quando si tratta di vero e proprio velo. L’iconografia tramanda immagini di veli drappeggiati sulle spalle o posati sulle braccia ma anche sulle mani, guarnizioni fatte di velo, veli che arricchiscono busti e gonne. Negli ultimi anni risulta presente frequentemente sui corpi delle donne. Quanto al velo in testa, o meglio alla copertura del capo, dagli anni Sessanta del Novecento la pratica è stata abbandonata. La moda ha contribuito alla scomparsa del velo non accogliendolo fra le forme di copertura del capo, fino all’abolizione di cappelli e foulard. Negli ultimi anni sono comparsi sulla testa delle modelle numerosi foulard accanto a veri e propri hijab. Sulle passerelle si è realizzato un incontro-confronto fra veli di diverso significato che la moda ha promosso. Come in passato la moda ha offerto alle donne strumenti e forme di resilienza, così oggi si può proporre come terreno di dialogo fra usi e culture; un’occasione, non sempre, non dovunque e non per tutte, per coniugare la fedeltà alla tradizione con la libertà e il gusto estetico.

Autore: Marcello Proietto