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Editoriale

  • IEDentity
  • "Urban entrepreneurship ecosystem"
  • Numero 05 - 9 Luglio 2018
IEDentity Magazine
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Mentre leggete questo editoriale, è possibile che il dispositivo dal quale accedete alla nostra rivista sia diventato obsoleto e sia appena stato lanciato un nuovo modello migliorato. È possibile che in questo preciso istante nell’impresa in cui lavorate stiano implementando un nuovo sistema di comunicazione interna, che andrà a modificare il vostro rapporto con i vari dipartimenti e la natura delle relazioni aziendali. Potrebbe essere diventato inutile perfino il vostro mezzo di trasporto. È infatti possibile che un decreto appena emanato limiti le emissioni di CO2 e consenta la circolazione ai soli mezzi elettrici e ibridi. Proprio in questo esatto momento.

Questa situazione, reale o immaginaria che sia, è certamente verosimile e la lettura che ne diamo è molto chiara: non possiamo più negarlo, ciò che va bene oggi non servirà a nulla domani. Solo il cambiamento e la trasformazione sono immutabili e vanno acquistando sempre più velocità. Si rendono necessari sistemi rinnovati per affrontare e mettere a frutto le sfide che la nuova realtà ci pone. In questo scenario il design, e con esso IED, svolgerà senza dubbio il ruolo di attore principale.

In questo numero parliamo di ecosistema e di come ci rapportiamo a questo concetto dalla prospettiva del design. La parola “sistema”, nella sua etimologia greca, designava per gli stoici un ordine, in particolare un ordine del mondo. Si è quindi andata diffondendo un'idea di storia per cui la realtà, e con essa il pensiero, sarebbero sottomessi a leggi. Ma in un momento segnato dal cambiamento continuo e dalla crescente complessità di un mondo frammentato – un mondo di “cambiamenti massicci” come direbbe Bruce Mau, nel quale si sviluppano costantemente nuove sensibilità – i limiti di un sistema rigido non sono l’ideale.

Il sistema non è la verità, ma il nostro modo di rapportarci e di interpretare il contesto in cui viviamo. Questo vincolo ci porta oggi ad allontanarci da una concezione rigida di sistema, per avvicinarci a esso partendo dalla flessibilità. Ci troviamo pertanto in presenza di un sistema aperto, che consente di introdurre la trasformazione continua senza perdere le virtù di un ordinamento sistematico, favorendo la generazione di ecosistemi che presentano grandi opportunità per ogni designer calato nel mondo attuale.

A IED favoriamo questa concezione e lavoriamo per prendere parte a questi sviluppi ricchi di sfide. E per capire da quale prospettiva possiamo affrontarle, è utile leggere Designerly Ways of Knowing di Nigel Cross (2006), in cui l’autore si chiede come pensano i designer ed esamina il tipo di conoscenza offerta dal design e dai suoi metodi di ricerca, i suoi valori, per interrogarsi sulla sua natura e, ovviamente, sui suoi metodi.

A partire da questi quesiti, nella conferenza "A Better City. From Design to Program", Edwin Gardner ha prospettato al designer la necessità di progettare sistemi che producano forma anziché progettare la forma in sé. Muovendo da questa base, IED vede nel design il fondamento per creare realtà differenti che modifichino il modo in cui ci relazioniamo, tessendo reti a partire da tutti gli ambiti della disciplina, creando un nuovo tessuto sociale e rendendo possibili trasformazioni in ambito urbano e organizzativo, tutte opportunità perché le diverse sedi entrino in contatto tra loro con progetti multidisciplinari.

Questo perché in IED ci impegniamo strenuamente per generare nuovi sistemi a tutti i livelli, dalle forme alternative di fare città, in IED City Lab, alla collaborazione con le istituzioni culturali per "Immaginare il futuro, cambiando le regole", come propone IED Milano.

Il momento è ora e l’organizzazione del cambiamento attraverso nuovi sistemi di innovazione è nelle nostre mani. Volete provarci con noi?

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